Riassunto della prima puntata.
Il commissario Montalbano è convocato dal questore Bonetti-Alderighi. Nell'attesa, cerca di immaginare il motivo della chiamata, ma tutti i ragionamenti non fanno altro che aumentare la sua preoccupazione. Cosa aveva combinato per essere convocato dal questore urgintevolissimamenti? Finalmente Bonetti-Alderighi lo riceve, ma il colloquio invece di svelare la motivazione della sua chiamata, aggiunge sconcerto. "Volevo dirle che mi hanno telefonato da Roma. Dal Ministero. Lei è stato prescelto".
Seconda puntata.
Montalbano, prima ancora di sapiri per cosa era stato prescelto, si sintì arrizzari i capilli 'n testa. Pirchì era proprio la stissa parola, prescelto, a farlo sudari friddo. Nella Bibbia, essiri prescelto viniva sempri a significari che prima o doppo morivi ammazzato in nome di Dio. Oggi come oggi, essiri prescelto non aviva cchiù questo significato letale, ma quanno 'na voci anonima ti diciva al tilefono:
"Lei è stato prescelto..."
era sempri o per truffarti come un picciliddro o per fariti spenniri 'na muntagna di soldi convincennoti ad accattare cose di cui non avivi nisciun bisogno.
"Per cosa?" - arriniscì a spiare con un filo di voci.
"Per seguire un corso d'aggiornamento".
"Non sarebbe meglio farmi seguire un corso d'annottamento?".
Bonetti-Alderighi lo talìo 'mparpagliato.
"Che cavolo dice?".
"Ma signor questore, io ho cinquantasei anni! Tra qualche anno me ne devo andare in pensione! Che m'aggiorno a fare? Prescelgano qualcuno più picciotto di me".
"L'ho fatto presente a chi di dovere".
"Embè?".
"Vogliono lei. Non riesco a capire perché, ma pare che ci tengano molto. Il corso si terrà a Roma e durerà dieci giorni. Inizia il primo febbraio. Alle dieci e trenta di giovedì 1, al Ministero, si presenti al dottor Trevisan".
"E in commissariato chi resta?".
"Come chi resta? Il dottor Augello, no? O si ritiene così indispensabile che secondo lei sarebbe meglio chiudere il commissariato in attesa del suo ritorno? Vada, vada".
Sinni scinnì verso Vigata con la testa china di pinseri uno cchiù nivuro dell'altro. Che jorno era? Il vintinovi era! Epperciò gli arristavano tri jorni scarsi prima della partenza. E come partiva? Col treno o con l'aereo? In treno avrebbi passato 'na nuttatazza ad arramazzarisi dintra a un letto scommodo e duro senza potiri pigliari sonno. Il dottor Trevisan di sicuro si sarebbe scantato a vidirisi presentare un catafero ambulante. E in aereo sarebbe stato pejo. Certo, avrebbe sparagnato tempo ma in compenso il nirbuso che gli faceva viniri il viaggiari a decimila metri d'altizza era, come risultato, l'equivalente priciso 'ntifico di 'na nuttata persa.
Appena misi pedi dintra al commissariato, Catarella si spiritò agitato:
"Ah, dottori dottori! Ah dottori! Dù voti l'acchiamò il dottori Treppisano dal Ministerio di Roma! Dice che è cosa uggentevoli assà! Il nummaro internevole lassò! Che fazzo? L'acchiamo?".
Doviva essiri Trevisan.
"Chiamalo e passamelo in ufficio".
"Montalbano? Sono Trevisan, il questore le avrà comunicato che...".
"So tutto. Sarà lei il capo corso?".
"Io? No. Io sono il coordinatore. Capo corso sarà un egregio collega belga. Antonin Verdez. E' un corso d'aggiornamento europeo, capisce? Ci sono francesi, spagnoli, tedeschi... tutti. Le telefono per farle, a nome di Verdez, una precisa richiesta. Porti con sé la felpa".
Strammò. E quanno mai aviva avuto 'na felpa? E quanno mai si era mittuta in vita so 'na felpa? E a che potiva serviri 'na felpa a uno che faciva un corso d'aggiornamento per poliziotti?
"Sa - proseguì Trevisan - Verdez, che ama vivere all'aria aperta, intende farvi fare lunghe passeggiate di primo mattino".
Ora mi sparo a un pedi e po' dico che m'è scasciata la pistola mentre la puliziavo - pinzò Montalbano.
Quella era l'unica soluzione possibile, non ne vidiva altre. Si sintiva annichiluto. Lui la matina presto semmai natava, non sinni annava boschi boschi come un fauno con la felpa 'nzemmula a tedeschi, francisi, greci, spagnoli... E po' sarebbiro stati sicuramenti tutti cchiù picciotti di lui e quindi, doppo dù orate di corsa campestre, avrebbiro dovuto rianimarlo con la respirazione bocca a bocca inveci d'ascutari quello che diciva quel mallitto di Verdez.
"Allora l'aspetto giorno 1, d'accordo? Un attimo che le passo un amico".
"Montalbano? Sono Gianni Viola, come stai? Sono contento di sentirti".
Gianni! Avivano fatto 'nzemmula il corso nella P.S. Ed erano addivintati amici. Ogni tanto si telefonavano. Beh, se c'era macari Gianni nel corso, le cose cangiavano tanticchia.
"Partecipi pure tu al corso?" - gli spiò.
"No, io purtroppo non ci sarò. Devo andare fuori Roma per una quindicina di giorni".
"Ah" - fici Montalbano sdilluso. E po' addimannò:
"Senti Gianni, potresti consigliarmi un albergo che...".
"Guarda che è previsto che dormite in alloggi assegnati dal Ministero".
E chisto sulo ci ammancava! Macari li facivano dormiri a tutti in una camerata e la matina all'alba l'arrisbigliavano con la trumma!
"Ma se vuoi - proseguì Gianni - puoi andare a dormire a casa mia".
"Porti con te tua moglie?".
"Quale moglie? Sono scapolo. L'appartamento è piccolo, ma comodo. Lascio le chiavi a Trevisan. E' in via Oslavia. Nei paraggi ci sono ristoranti ottimi. Vedrai, ti ci troverai benissimo".