Dodicesima puntata
L'omo raprì quatelosamente le ante, trasì e scomparse alla vista del commissario. Il quali, a questo punto, non seppe cchiù chiffari. Chiamari la polizia? Aspittari che nisciva novamenti sul balcuni e mittirisi a fari voci "al ladro, al ladro!" Vabbè, d'accordo, latro non era ma non si potiva diri che si stava comportanno in modo normali. Era nicissario 'ntervenire. Ma come? E subito attrovò risposta. Si susì, si misi la giacchetta e niscì di cursa dalla casa. Ci misi meno di dieci minuti per arritrovarisi davanti all'altro portoni, quello del palazzo d'infacci indove abitava la signura Liliana. Pirchì i casi erano dù: o l'omo nisciva da quel portoni doppo aviri fatto quello che voliva fari opuro non nisciva. In questo secunno caso viniva a significari che l'omo abitava nello stisso palazzo e il commissario, con l'aiuto dell'amica purtunara, l'avrebbi rintracciato. In quel preciso momento 'na machina si fermò tanticchia oltre il portone e ne scinnì 'na coppia cinquantina. Lo taliarono tanticchia 'mpressionati, dato che lui sinni stava immobili allato al portoni, le mano 'n sacchetta, la sicaretta 'n vucca. L'omo raprì con la chiavi e pò disse:
"Vuole entrare?"
"No, grazie, aspetto un amico" - fici Montalbano.
Il cinquantino non parse pirsuaso, comunque trasì e chiuì. Vuoi vidiri che ora quello chiama la polizia dicenno che c'è un individuo sospetto, la polizia arriva e tra 'na cosa e l'altra mi fanno scappare all'omo? - Si spiò il commissario prioccupato. Taliò il ralogio. Da quanno si era mittuto di guardia al portoni erano passati 'na vintina di minuti. S'allontanò di 'na decina di passi, annò a mittirisi appuiato con le spalli alla saracinesca di un negozio. S'addrumò un'altra sicaretta. Gliene ristavano dù e spirò che l'omo si faciva vivo prima che il pacchetto addivintava vacante. Pò, tutto 'n zemmula, il portoni si raprì e niscì un omo. Un quarantino bono vistuto, immediatamente identificabile come l'omo del terrazzo in quanto tiniva arrutuliato nell'avambrazzo mancino un rotolo di corda. Il commissario non si cataminò. L'omo raprì 'na machina, ghittò il rotolo nel posto narrè, trasì, chiuì lo sportello e stava per mettiri in moto quanno in un vidiri e vidiri s'attrovò a Montalbano assittato nel posto allato a lui.
"Non farmi male" - disse l'omo con la voci che gli trimava - "Ti do tutto quello che ho".
E accussì dicenno, tirò fora il portafoglio. Ma il commissario vitti che la sacchetta destra della giacchetta era deformata, doviva tiniricci qualichi cosa di pisanti. Un revorbaro? Senza pinsaricci dù voti, gl'infilò la mano 'n sacchetta e tirò fora 'na machina fotografica.
"No, quella no!" - gridò l'omo.
Forsi era un polizziotto privato, forsi aviva documentato che la signura Liliana dormiva con l'amico invisibile. Addecise di jocare a carte scoperte.
"Polizia. Il commissario Montalbamo sono".
Allura l'omo fici 'na cosa che Montalbano non s'aspittava: si misi a chiangiri sconsolatamenti, la facci tinuta tra le mano, le spalli scosse dai singhiozzi. Scinnì, raprì lo sportello del guidatore, gli disse di spostarisi, quello intordonuto eseguì.
"M'arresta?"
"Non dica minchiate".
L'omo si misi a chiangiri cchiù forti. Montalbano parcheggiò l'auto sutta a la sò casa, fici scinniri all'omo, se lo portò al quarto piano, lo fici trasiri in cucina, gli fici viviri un bicchieri d'acqua. L'omo vitti supra al tavolo il binocolo, taliò verso la finestra aperta e accappiì tutto.
"In quella stanza lì" - fici indicanno il balconi dal quali viniva la luci splapita - "dormono i miei due figli che la loro madre si rifiuta di farmi vedere. Li tiene segregati apposta. Abbiamo il divorzio in corso, ma Liliana ha verso di me un odio feroce e si vendica così. Io ...io domani parto per l'Egitto, sono un ingegnere minerario, starò fuori un anno e allora ho pensato ...Li amo troppo. Li vuole vedere?"
Pigliò la machina fotografica. Dù picciliddri che dormivano in dù lettini.
Un mascoliddro di 'na decina d'anni e 'na fimminedddra di circa cinco.
"Ha rischiato grosso, lo sa?"
"Sì, ma non avevo scelta. E ora che fa?"
"Niente, che vuole che faccia? Le auguro buon viaggio".
E buon viaggio l'agurò macari a se stisso. Pirchì aviva addeciso e non c'erano santi. Quel jorno stisso, con le costole rotte, in aereo, in navi, in treno, in machina, in bicicletta, in monopattino, se ne sarebbi tornato comunque a Vigata.