Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 Mar. 2010 | 00:16
Cultura | Italia | 30 Ago 2008 | 00:04

La finestra sul cortile
Decima puntata

agrigentonotizie - cronaca sicilia agrigento politica cultura regione
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Decima puntata Prima di rincasare, passò da un granni bar coi tavolini all'aperto indove aviva viduto pirsone che mangiavano roba che gli parse bona. Si fici priparare dalla banconista dù porzioni di pasta al forno e arrusto con patati in modo che avrebbi avuto da mangiare macari per la sira e si portò tutto in casa. Si conzò la tavola proprio davanti alla finestra della cucina, accussì da potiri taliari il palazzo di fronti in tutta tranquillità. Però non c'era nisciuno che s'affacciava a 'na finestra o a un balcuni, di certo quella era l'ora nella quali tutti stavano a pranzo. E manco si vidiva nisciuno nello studio del cinquantino varbuto o nella cammara indove la sira avanti avivano jocato a strip-poker. Però ebbi tutto il tempo che voliva per studiarisi la conformazione del palazzo d'infacci, soprattutto unni era allocata la scala con l'ascensori. Finì di mangiare, 'nfilò dintra al forno astutato le altre porzioni di pasta e carni, lavò i piatti e si annò a corcare. Stavolta, forsi per l'effetto degli antidolorifici, arriniscì a dormiri tre ori filate. S'arrisbigliò, si susì, si puliziò, annò in cucina con un fazzoletto rosso che aviva attrovato nell'armuar, lo vagnò mittennolo sutta al cannolo, lo strizzò e l'annò a stinniri al filo di ferro che curriva da 'na parti all'altra della finestra. Po' niscì. Le costole rotte gli facivano mali, ma il dolori era sopportabili. Appena fora dal portoni, girò a mano dritta e po' ancora a dritta, firrianno torno torno all'isolato sino a vinirisi ad attrovari davanti a un portoni granni che immetteva in un cortile. Trasì. A mano dritta c'era 'na porta a vetri mezza aperta supra alla quali ci stava scritto: Portiere. Ma dintra alla cammareddra non c'era nisciuno. Trasì nel cortile, isò l'occhi e vitti a 'na finestra del quarto piano del palazzo che aviva davanti sventolare il sò fazzoletto rosso come 'na bannera. Ci aviva 'nzirtato. "Desidera?" - fici 'na voci fimmunina alle so spalli. La purtunara era 'na sissantina pricisa 'ntifica a un corazzeri. Avuta minimo un metro e ottanta, mani come pale, scarpi misura cinquanta. "Polizia. Il commissario Montalbano sono" - fici Montalbano tiranno subito fora la tessera a scanso d'equivoci. Abbastava 'na sula manata di quella per fracassargli altre quattro costole. L'altra gli restituì la tessera doppo una taliata attenta. "Devo parlerle in privato". La purtunara se lo portò in portineria, chiuì la porta a vetri, tirò le tendine. "Mi dicisse". Mi dicisse? Siciliana era! "Di dov'è, signora?". "Io di Fiacca sono. Siccome che mio marito fa il...". "E io sono di Vigata". Per picca non s'abbrazzarono. E accussì il commissario vinni a sapiri: che il varbuto era profissori di storia all'università il quali mischino aviva la mogliere da anni in funno al letto e che lui l'amava tanto, a chista mogliere, da tiniricci dù 'nfirmeri, una di jorno e una di notti; che i dù giovani trentini, maritati da dù anni, erano 'na coppia della quali non c'era nenti da diri pirchì erano picciotti aducati, giudiziosi, rispettosi, serii e annavano alla santa missa ogni duminica matina; che il signor Picozzi, il fotografo, non abitava lì ma ci aviva sulo lo studio, però certi volti, se aviva molto travaglio, ci ristava a dormiri supra 'na brandina; che la quarantina del quinto piano, la signura Liliana Guerra, era 'mpiegata al ministero della Marina, aviva dù figli, aviva in corso il divorzio dal marito e pare che si consolava con uno che però nisciuno aviva viduto; che per annare al terrazzo condominiale ogni inquilino aviva la sò chiave, ma spisso e volanteri il terrazzo ristava aperto. "Potrei vederlo?". "Certo. Ci dugnu la chiavi, ma di sicuro non ne avrà bisogno. Piglia l'ascensori, scinni al quinto piano, si fa 'na rampa e s'attrova davanti la porta del terrazzo". Successi esattamenti come aviva ditto la purtunara. La porta era aperta, niscì supra al terrazzo indove c'erano panni stisi, annò nello stesso priciso posto nel quali aviva visto l'omo. Taliò di sutta. Per vidiri il balcuni della signura Liliana Guerra, che distava circa quattro metri o poco cchiù, abbisognava sporgersi assà per via del cornicione. Ripigliò l'ascensori, restituì la chiavi, raccumannò alla purtunara il silenzio, sinni tornò a la casa. Si stinnicchiò supra al letto, pigliò il libro che si era accattato il jorno avanti e principiò a leggerlo. Per fortuna che gli piacì e accussì potì tirari fino alle novi di sira.